L’artista Maurizio Cattelan, il re della provocazione e della comicità, è diventato conosciuto sulla scena internazionale dell’arte contemporanea per le sue opere decisamente poco politically correct, che punzecchiano e attaccano frontalmente lo spettatore, causando incanto e repulsione allo stesso tempo. Opere che suscitano applausi e critiche, sempre accompagnati da ondate di attenzione mediatica.

[Maurizio Cattelan – A Perfect Day, installazione vivente, 1999]

 

Nel 1999 l’artista realizza l’opera A perfect day che consiste nell’appendere il suo gallerista Massimo De Carlo sul muro della galleria con del nastro adesivo grigio. L’opera gioca con gli elementi dell’iconografia cristiana della crocifissione e con rappresentazioni di relazioni di potere tra figure nel mondo dell’arte, esplicitando un certo smantellamento della figura del gallerista. Suscita nei presenti all’inaugurazione ilarità e stupore. Per chi frequenta l’ambiente è semplicemente comico vedere uno dei galleristi più influenti e importanti d’Italia e d’Europa in queste condizioni. Recentemente ho avuto la fortuna di frequentare un corso del ‘guru’ mondiale sul tema di Team Coaching David Clutterbuck. Le giornate di aula di David mi hanno senz’altro insegnato molte cose interessanti. La sua prima domanda a spiazzarmi è stata: “Di cosa ridiamo sul nostro posto di lavoro?”. Cioè osservare la propria realtà lavorativa di squadra attraverso lo humour che la abita è decisamente un punto di vista particolare, anche perché la risata non vive in tutti i posti di lavoro. Ci sono senz’altro ambienti e organizzazioni che danno poco spazio a questo. Si ride tra noi? Quanto spesso ridiamo insieme?

 

Dalla mia terra natale, la Finlandia, sono andata a vivere, per motivi di studio, a Napoli. Anche questa città mi ha insegnato tanto. Una delle cose che continuo ad apprezzare dei napoletani è la loro abilità di riuscire a raccontare ogni inconveniente, ogni errore e sfortuna in luce comica. Posso dire senza mentire che durante i cinque anni

spesi a Napoli, a volte anche tra le lacrime, ho riso sempre. Ma cosa ci fa ridere? Clutterbuck continua le sue utili domande sul Team Coaching: “Qual è la natura della tua risata? Ridi delle persone o assieme a loro?” Il riso può quindi essere sia un legante all’interno di un gruppo sia il contrario: un comportamento che esclude qualcuno. Nasconde un pensiero di intesa, di complicità con le persone che sono coinvolte oppure mette in ridicolo qualcuno che se presente può offendersi.

 

Ma perché la stessa battuta, lo stesso comportamento suscita un effetto diverso  in contesti e gruppi diversi? In primis ovviamente perché molti effetti comici sono intraducibili da una lingua all’altra, sono figli dell’ambiente dove nascono. Ma oltre all’aspetto contenutistico e contestuale, la risata prende posto in ambienti sereni dove alla base dei comportamenti relazionali c’è fiducia, condivisione dei valori, stima reciproca. Se questi ci sono, senz’altro anche la battuta viene ricevuta in modo diverso. Se invece il punto di partenza è una realtà relazionale carente e negativa, dove le persone non si stimano, anche lo humour può essere interpretato in modo umiliante e denigrante. Quali sono le emozioni che suscita il ridere? Benessere, felicità, gioia e a volte euforia. Tutte emozioni costruttive che aiutano a rafforzare i legami all’interno di un gruppo. Possiamo quindi dire che si tratta di un cerchio positivo: più ridiamo, più il nostro team si sentirà unito, più il team si sente unito più la risata ha ‘cittadinanza’. De Carlo, dotato di grande intuito per gli affari, una buona dose di coraggio e un’abilità di proporsi come ‘Manager’ e compagno di strada dei suoi artisti è riuscito a costruire una delle gallerie più importanti della scena europea. Il gallerista e l’artista, infatti, sono senz’altro un team all’interno del mondo dell’arte.

 

Purtroppo, alla fine della performance A perfect day, De Carlo è svenuto ed è stato ricoverato al pronto soccorso. Viene spontaneo chiedermi: “Quando l’artista e il gallerista si sono rincontrati, hanno riso dell’accaduto?

 

[Precedentemente pubblicato sul numero 129 di Persone&Conoscenze]

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