Teresa Capasso è tra i nomi degli artisti coinvolti nelle carte delle emozioni del kit flowknow®. Artista e fotografa, ha esposto in Serbia, Egitto, Germania, Finlandia e Italia. Le abbiamo chiesto qualcosa di più sul suo lavoro e sul suo processo artistico. Da cosa prende ispirazione?  

Il tuo lavoro parte da….

Più che lavoro, quello che faccio lo definisco una ricerca. La ricerca parte inesorabilmente da me, un vissuto spesso intricato, costantemente mescolato tra esperienze immaginarie e reali, una eterna sognatrice.

 

Cosa ti affascina raccontare del tuo vissuto? 

Quello che mi affascina è che spesso credendo di raccontare me stessa nelle mie opere, il contenuto si rivela invece universale.

 

Che fai per trovare l’ispirazione per un lavoro?

Vivo, semplicemente. Sono curiosa, approfondisco gli argomenti che mi interessano, psicologia, simbolismo, spiritualità… l’ispirazione non la cerco, arriva.

 

Quali sono gli ostacoli che spesso ti accompagnano nel tuo lavoro creativo e come li affronti? 

C’è, credo, un solo grande ostacolo al mio lavoro di cui ancora non mi sono liberata: l’autosabotaggio. Per molti anni questo mi ha quasi paralizzata, impedendomi addirittura di iniziare alcuni lavori,  oppure di distruggerli o non portarli a termine. Una serie infinita di scuse sofisticate che raccontavo a me stessa per non rispondere alla chiamata dell’arte. Per fortuna un attento lavoro interiore, di auto-osservazione e ascolto,

mi ha permesso di iniziare (forse ritornare) a essere me stessa come artista. Per me ancora è un processo sofferto, ma anche esaltate, quello di fare arte e mi sento sulla strada giusta.

 

Che relazione hai con il pubblico?

Questa era tra le domande a cui sognavo di rispondere quando da bambina volevo essere la Callas….

 

Ci sono delle persone che hanno un ruolo nella realizzazione del tuo lavoro? Come ti relazioni con loro?

Il mio lavoro è fatto di persone. Ci sono le persone che ritraggo nelle mie fotografie, c’è il pubblico che assiste ad una mia performance, ci sono le persone che mi ispirano…

Mi relaziono a loro senza trascinarli nelle mie caotiche visioni, ma cercando di portarle nel mio mondo con gradualità e rispetto. Non sempre riesco!

 

Qual’è l’impulso che ti spinge a fare l’arte?

La sensazione di non avere scelta, ma in senso positivo. La certezza che se sono a questo mondo  è per occuparmi di arte, facendola e adoperandomi più che posso perché anche altri artisti possano esprimersi. Questa è anche la ragione per cui, insieme ad un gruppo di amici, gestisco un piccolo spazio  espositivo nel borgo aragonese dove vivo. L’idea di portare arte contemporanea in un contesto  che ne è privo mi esalta e gratifica molto.

 

Per te conta più il messaggio o la realizzazione della tua opera?

Credo che le due cose siano per me complementari, talvolta mi concentro più sul contenuto altre sulla forma, ma in una panoramica più ampia sulla mia ricerca direi che le parti sono equilibrate.

 

Come influisce il contesto culturale nella lettura della tua opera? 

Non credo di esserne consapevole del tutto. sono una donna nata e cresciuta su un vulcano, il vesuvio è la mia casa e gli aspetti controversi del contesto in cui mi trovo hanno inevitabilmente un’influenza sul mio lavoro, ma non saprei indicarla. 

Forse perchè sono allo stesso tempo una donna che ha vissuto all’estero, che si confronta quasi ogni giorno con amici e colleghi in Australia, Canada, Nord Europa  e Africa su tematiche sociali e artistiche che contribuiscono ad allargare i miei orizzonti.

Non vedo un contesto culturale così definito da usare nella lettura delle mie opere.

 

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