[Massimiliano Viel, Taz (1996)

Schema d’improvvisazione per organico variabile

durata: variabile]

 

Tra gli artisti rappresentati da Eccentric che ha collaborato alle carte delle emozioni del tool-kit di flowknow®, Massimiliano Viel sviluppa le sue attività intorno alla musica e il suono. Oltre alla produzione di partiture per strumenti acustici ed elettronici, sia per solista sia per grande orchestra, ha sviluppato il suo percorso artistico intorno al rapporto tra musica e altri mezzi di comunicazione, realizzando performance e installazioni in stretto contatto con il teatro, le arti visive e la danza. 

Abbiamo chiesto direttamente a lui della sua arte, del suo processo creativo e del suo modo di lavorare. 

 

Da dove parte il tuo lavoro e che cosa ti affascina a riguardo?  

 

Il mio lavoro parte prima di tutto dalla sensibilità aurale e da problemi che si incontrano quando si cerca di fissare questa sensilbilità in un foglio o in un suono. Per questo, pur vivendo di suggestioni extramusicali legate all’astronomia, al mondo dei segnali radiofonici e a tantissimi altri temi ancora, penso che il mio lavoro sia prima di tutto espressione autonoma del mondo sonoro come pensiero e sensibilità. E poiché si tratta di un mondo fondamentale del nostro vivere, ma allo stesso impalpabile e sfuggente (cos’è un suono? cos’è la musica?), penso che per me il suo fascino resterà inesauribile.

 

Come trovi l’ispirazione? 

 

Non faccio nulla di speciale: le suggestioni mi arrivano da quello che faccio tutti i giorni: guardandomi intorno, ascoltando suoni e rumori intorno a me, riflettendo sui problemi che incontro nella quotidianità, ma anche sognando.

 

Quali sono gli ostacoli che spesso ti accompagnano nel tuo lavoro creativo e come li affronti? 

 

A volte le idee e le tecniche sono più interessanti dei risultati espressivi a cui mi conducono. In questo caso cerco di ripensare la tecnica o il tema, e magari mi accorgo che le parole a volte mi portano lontano dalla sostanza sonora e musicale a cui invece mi rivolgo. Allora spesso cerco di farmi guidare dalle suggestioni sonore, dall’ascolto immaginativo del brano in cui io mi trovo spettatore che cerca di capire, anzi di inventare, il senso di quanto sta ascoltando in modo da riportarlo nella partitura, nel software di produzione sonora o nelle immagini che che lo vogliono evocare

 

Che relazione hai con il pubblico?

 

Mi interessa che almeno una parte del pubblico apprezzi il mio lavoro e che sia stimolato a sviluppare grazie ad esso una propria sensibilità. Allo stesso tempo cerco di non farmi particolarmente condizionare da esso. È importante che l’artista non abbia un rapporto accondiscendente con il pubblico, ma che rappresenti per esso un “altro” con cui confrontarsi o da cui essere “disturbato”, in modo da costituire uno stimolo, un memento, un mistero.

 

Ci sono delle persone che hanno un ruolo nella realizzazione del tuo lavoro? Come ti relazioni con loro?

 

Essendo prevalentemente un musicista, queste persone sono prima di tutto i musicisti con cui suono o che suonano i miei lavori. In questo senso siamo alla pari nel processo di realizzare un evento sonoro che sia soddisfacente per tutti. Dunque spesso la relazione è basata sull’interazione personale, che può essere facile o difficile, può necessitare di strategie, ma abbonda di elementi imprevedibili e incontrollabili, come tutte le relazioni interpersonali.

 

Qual è l’impulso che ti spinge a fare l’arte?

 

L’arte è espressione di una sensibilità. Lo sviluppo di una sensibilità non può che passare da una sua manifestazione attiva, proprio perché la sensibilità è sempre un “andare incontro” a quell’alterità che chiamiamo “opera d’arte”. Dunque è inevitabile che prima o poi questa sensibilità passi anche attraverso modalità istituzionali dal fare.

 

Per te conta più il messaggio o la realizzazione della tua opera? 

 

In quanto musicista, sono propenso a credere che messaggio ed opera siano la stessa cosa.

Tutto il resto è un didascalismo, che entra più in contatto con narrazioni e ideologie, con la parola insomma, e quindi si rivolge a un dominio di esperienza che è aggiuntivo all’opera e spesso non necessario.

 

Come influisce il contesto culturale nella lettura della tua opera? 

 

L’opera d’arte vive del contesto culturale attraverso i pattern percettivi, cognitivi e culturali che abbiamo accumulato nelle nostre vite, da soli e insieme. Per questo a volte l’opera ha il dovere di smuoverci dai nostri pattern abituali, di arricchire l’esperienza e la conoscenza verso direzioni inaspettate ed esotiche.

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